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Category: Fotografia

Dietro una semplice bottiglia di vino si nasconde un lavoro immenso, che dura un intero anno e che vede coinvolte intere famiglie, da secoli.

Ogni anno che passa, la crisi delle campagne si aggrava e soprattutto i giovani non ne vogliono sapere di imbarcarsi in un'impresa che si rivela sempre più a perdere. Per questo motivo ho deciso di fare un piccolo servizio fotografico sulla vinificazione, le fasi di macinatura, fermentazione, stringitura ecc.

Tutte le foto del servizio sono disponibili presso la pagina delle gallerie immagini, tutte commentate.

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Il fascino della fotografia solare

Per chi è appassionato di fotografia astronomica e di osservazione solare, non è possibile resistere alla tentazione di riprendere il Sole su pellicola o nella propria memoria digitale, soprattutto nei periodi di massima attività.

Con un buon rifrattore apocromatico, volendo si può seguire la nostra stella anche quotidianamente, in quanto il suo aspetto è mutevole di giorno in giorno e anche il report fotografico ha il suo fascino, perchè non esiste un fotogramma che sia uguale all'altro.

In definitiva, il Sole si presta bene come soggetto fotografico; si potrebbero collezionare migliaia di immagini, ognuna raccontante una situazione differente. La fotografia non fornisce una precisione assoluta nello studio del Sole, almeno per poter contare il numero di Wolf, visto l'inevitabile seeing, ma permette piuttosto di ricavare precise misure di latitudine, longitudine ed estensione dei gruppi, macchie e facole.

Non ultimo, consente di ottenere tutto ciò in un tempo abbastanza breve.

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Fotografia in punta di piedi

La fotografia di danza, e più in generale quella di teatro, rappresentano una sfida per ogni fotografo, in quanto gli errori sono possibili ad ogni scatto. Ciò non significa che anche un semplice appassionato alle prime armi non possa ottenere delle buone fotografie di un balletto, tutt'altro! L'importante è seguire delle regole di base.

Prima di ogni altra cosa, l'uso del flash va assolutamente evitato durante gli spettacoli; esso infatti potrebbe infastidire l'esecuzione dei ballerini e gli stessi spettatori, e poi il flash sovrasta le luci di scena che fanno parte anch'esse dello spettacolo e della scenografia.

Per questo motivo, nella fotografia di danza si utilizzano sempre pellicole o impostazioni della fotocamera molto sensibili (800 – 1600 ISO), sia in bianco e nero che a colori e mai diapositive, incapaci di tollerare i contrasti esasperati, prodotti dalle luci di scena. Questi valori si ISO permettono di utilizzare tempi d'otturazione abbastanza brevi (1/125 sec), sufficienti per bloccare i movimenti dei danzatori.

Anche gli automatismi di esposizione andrebbero disattivati, in quanto possono portare il fotografo a compiere errori di valutazione della luce. Il discorso non cambia anche avendo a disposizione una fotocamera reflex con sistema di lettura esposimetrica a zona: le loro prestazioni sono buone solo in presenza di luce normale, mentre in situazioni di luce mutevole non sono affatto affidabili. Va quindi preferita la classica lettura a spot o a prevalenza centrale, effettuando la rilevazione sul viso dei danzatori o sul pavimento.

Con una pellicola o le impostazioni a 1600 ISO (con una scenografia "normale"), la coppia tempo-diaframma ideale sarà di 1/125 sec a f/4. Con le pellicole negative invece, si può contare sulla grande latitudine d'esposizione che le contraddistingue, essendo capaci di sopportare sovraesposizioni e sottoesposizioni anche di 2-3 EV.

In presenza di scenografie senza colori sgargianti o particolari, si può sempre ricorrere a un negativo BN, avendo la possibilità di spingere oltre il trattamento e la personalizzazione della stampa. Altrimenti si può sempre usare una pellicola a colori, sempre di alta sensibilità: le inevitabili dominanti cromatiche  delle luci artificiali del palco, si possono correggere tramite un qualsiasi stampatore in gamba.

Finiamo parlando delle ottiche: se si può stare vicini al palco, magari durante le prove, si può uusare il classico 50mm, altrimenti sarà necessario un teleobiettivo, magari un telezoom luminoso, ma con una pellicola e le impostazioni ISO a 3200, anche un 70-210mm con f/4-5,6 andrà benissimo.

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La realtà dei colori in fotografia notturna

Le pellicole e le impostazioni automatiche delle fotocamere digitali, sono tarate per restituire fedelmente i colori quando l'illuminazione è simile a quella del sole in pieno giorno.

La qualità della luce o la sua temperatura colore si misura in gradi Kelvin: il sole allo zenite e i lampeggiatori elettronici hanno una temperatua colore di circa 5000° Kelvin. Le lampade domestiche o l'illuminazione stradale hanno invece una temperatura colore inferiore, ovvero tendente all'arancione.
Il nostro apparato visivo riesce a compensare automaticamente le differenti condizioni di illuminazione, facendoci percepire correttamente i cromatismi della scena, anche quando le sorgenti luminose hanno una temperatura cromatica diversa da quella del sole.

Ad esempio, anche se la lampadina al tungsteno usata ancora per l'illuminazione domestica abbia una temperatura colore di circa 3000° K, noi percepiamo il bianco del foglio di un libro, come tale. Purtroppo nel caso delle pellicole, queste non hanno un sistema di compensazione: se con una pellicola normale o senza  compensare con il bilanciamento del bianco dalla fotocamera digitale, riprendiamo una scena illuminata da lampade artificiali, otterremo inevitabilmente una dominante rossastra.

Anche se in certi casi questa può risultare gradevole, in quanto conferisce un'atmosfera calda e romantica alla scena, a volte può e deve essere evitata, soprattutto quando abbiamo bisogno di ottenere una certa fedeltà alla realtà di fatto.
Per quanto riguarda le pellicole, in commercio ne esistono di tarate per la luce artificiale, nonchè una certa varietà di filtri di correzione cromatica, uno per ogni tipo di illuminazione: dalle vecchie tungsteno ai neon, al quarzo. Conoscendo il tipo di illuminazione presente nella scena, possiamo scegliere quello più adatto all'evenienza.

Nel caso di un notturno urbano però, in cui normalmente coesistono sorgenti luminose diverse (neon, vapori di sodio, ecc) non esiste filtro o pellicola che possa correggere automaticamente e contemporaneamente tutte le dominanti cromatiche presenti.
In queste situazioni è forse meglio evitare qualsiasi tentativo di correzione e giocare proprio sui contrasti cromatici che le luci artificiali della città sono in grado di regalare.

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Le foto blu

Il titolo non deve trarre in inganno: non parleremo delle foto scattate con un filtro blu, ma di quelle catturate nel momento a cavallo fra gli ultimi bagliori del crepuscolo, e le ombre della notte.
In questo particolare momento, collocato poco dopo il tramonto, si verifica una condizione particolare, nella quale possiamo ottenere fotografie con i duri contrasti provocati dall'illuminazione pubblica che vengono attenuati dalla leggera luce proveniente dal cielo.

I luoghi migliori per realizzare immagini "blu" sono quelli abbastanza aperti, in cui è ben visibile la luce artificiale delle insegne, lampioni o fari di auto. Vanno bene quindi le piazze, le strade e tutti i posti illuminati sia dalla bassa luce crepuscolare che da quella artificiale.

A differenza delle foto notturne "pure" quelle in cui il cielo è assolutamente nero, nella cosiddetta "ora blu" possiamo avere immagini con un piacevole equilibrio tra le diverse illuminazioni, le quali fondendosi creano un'atmosfera davvero suggestiva. La complessiva omogeneità dell'illuminazione non crea grossi problemi di esposizione, ma anche in questo caso si rende consigliabile un bracketing di tre fotogrammi (di cui due in sovraesposizione).

Anche nella ricerca sull'ora blu, conviene utilizzare pellicole o impostazioni della fotocamera a bassa  sensibilità (100-200 ISO), per la loro elevata saturazione del colore.

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Esposizione fotografica fai da te, parte 2

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Abbiamo visto che gli automatismi utilizzati per calcolare l'esposizione, possono rivelarsi dannosi, nel caso della fotografia notturna. Abbiamo quindi suggerito di escluderli tutti. Per maggior sicurezza, è bene effettuare altri scatti di seguito a quello realizzato manualmente, mantenendo lo stesso diaframma e variando il tempo di otturazione, realizzando quindi un bracketing o esposizione a forcella.

Saranno più che suffucienti quattro foto, una con uno stop di sottoesposizione (2 secondi), le altre in sovraesposizione (8, 16 e 32 secondi), per essere certi di avere realizzato una immagine corretta. Non stupitevi di fronte a tempi di esposizione così inusuali e differenti rispetto alle indicazioni dell'esposimetro: una gamma tanto ampia di valori di esposizione serve a compensare eventuali errori di valutazione della luminosità della scena da parte nostra, sia la risposta irregolare delle pellicole, quando i tempi di ripresa superano il secondo di posa.

Il fenomeno, noto come "effetto Schwarzschild" (altrimenti detto difetto di reciprocità), fa si che con pose molto lunghe (o brevissime: inferiori a 1/10000sec) la sensibilità effettiva della pellicola sia inferiore a quella dichiarata. In effetti, alcuni produttori di pellicole indicano nel foglietto tecnico che le accompagna (soprattutto quelle professionali) l'entità della correzione da apportare a seconda del tempo di scatto utilizzato.
Ovviamente, l'esperienza si rivela insostituibile!

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Esposizione fotografica fai da te, parte 1

Nella fotografia notturna, l'esposizione, sia della pellicola che nelle fotocamere digitali, è molto problematica. Per arrivare alla giusta esposizione, ci vuole molta esperienza; meglio comunque mettere in conto qualche scatto in più, per evitare troppi errori. Per cui, via tutti gli automatismi della fotocamera, compreso l'autofocus; niente programmi, o sistemi di lettura valutativa a zone. 

Se nelle normali situazioni di ripresa alcuni automatismi possono effettuare il lavoro del fotografo, nella fotografia notturna, essi possono rivelarsi disastrosi. Come ci si può comportare infatti, quando ad esempio il bagliore di un lampione spicca nel buio di una piazza? Se lasciassimo gli automatismi inseriti, sicuramente verrebbero tratti in inganno dall'alternarsi delle zone chiare e scure presenti, producendo quindi delle fotografie che saranno sovraesposti o completamente privi di dettaglio.

Dovremo perciò procurarci molta pellicola o una memoria capiente. Si leggerà l'esposizione sul soggetto da fotografare, avvicinandosi lentamente alla zona più chiara dell'immagine, senza però puntare direttamente sulla sorgente di luce. 
Ipotizziamo che, col diaframma a f/11 e leggendo l'esposizione su una zona cromaticamente neutra della scena e mediamente illuminata (per esempio un muro o una strada), il tempo dell'esposimetro sia di 4 secondi. A questo punto, se la fotocamera dispone del selettore dei tempi, che arrivi anche a questo valore, si imposta manualmente e si scatta. Altrimenti, basta selezionare la Posa B, che permette di tenere aperto l'otturatore per tutto il tempo che il pulsante di scatto rimane premuto.

[...continua]

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Fotografie Pirotecniche

Come con i fulmini, anche per i fuochi artificiali, molto ricercati dagli appassionati di fotografia notturna, il modo di operare è abbastanza semplice.

Si assicura la fotocamera ad un cavalletto robusto, quindi la si orienta in modo da porre l'obiettivo nella direzione in cui scoppiano i fuochi artificiali. Basterà guardare attraverso il mirino oppure sul display della fotocamera e assicurarsi che l'angolo di campo dell'obiettivo sia sufficente a coprire una porzione di cielo abbastanza ampia.
A questo punto, si collega la  fotocamera al flessibile, e si scatta qualche istante prima che il fuoco artificiale esploda; la durata dell'esposizione (che verrà regolata con la Posa B) influisce solo sulla lunghezza delle scie luminose che i fuochi tracciano in cielo: una posa di cicra 3 o 4 secondi sarà sufficiente.
E' il diaframma a determinare la saturazione cromatica delle scie dei fuochi artificiali: regolando il diaframma su f/8 e usando una pellicola o le impostazioni della fotocamera a 100 ISO, si ottengono solitamente ottimi risultati.

Il momento ideale per scattare, è quando il cielo è libero da nubi o dai fumi delle esplosioni precedenti. Meglio poi scattare foto di singoli fuochi artificiali, per evitare di registrare quei fuochi che non hanno ancora raggiunto il pieno sviluppo. In più, se lo spettacolo pirotecnico si svolge nei pressi di un lago o in riva al mare, la fotografia avrà maggiore effetto. Inserendo nell'inquadratura anche il riflesso dei fuochi artificiali nell'acqua, si possono creare immagini speculari di elevata valenza grafica.

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Gli occhi per la notte

In fotografia notturna, nessuno ci vieta di utilizzare un potente teleobiettivo di 400mm, ma normalmente le ottiche più indicate sono quelle corte.
Vanno bene dunque i grandangolari, dai più spinti (14-20mm) fino a quelli moderati (28-35mm), senza però dimenticare il classino obiettivo normale da 50mm. In molte occasioni, proprio il vecchio normale può rivelarsi un obiettivo prezioso per la fotografia notturna.
Essendo luminoso (caratteristica apprezzabile quando si punta nel mirino), leggero, compatto e di ottima qualità, il 50mm col suo angolo di campo simile a quello umano, si rivela essere una valida alternativa ai costosi grandangolari, soprattutto quando possiamo fare qualche passo indietro con il treppiedi e la fotocamera, regolando comodamente l'inquadratura.

In commercio possiamo trovare ottiche di grande apertura relativa, fatte apposta per effettuare riprese in scarsa luce ambientale, ma esse sono assai costose. Invece, sarà bene puntare su ottiche "convenzionali" stando però attenti a proteggere la lente frontale dalla luce diretta (lampioni, semafori…) con un paraluce, oppure facendo ombra sull'obiettivo con una mano, durante l'esposizione. Meglio evitare il rischio di ritrovarsi fra le mani fotografie con immagini fantasma.

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Massima stabilità per la fotografia notturna

Il migliore amico del fotografo notturno è il treppiedi, che deve essere solido, pesante e capace assicurare l'assoluta immobilità della fotocamera durante tutto il tempo in cui l'otturatore resta aperto.
Per non vanificare l'apporto del treppiedi sarà comunque indispensabile servirsi di un cavetto di scatto flessibile (meccanico o elettrico a seconda della fotocamera). Se non è necessaria la tempestività dello scatto (ad esempio, per far partire l'espozione nel preciso momento in cui transita l'automobile) si può ovviare ricorrendo all'autoscatto.

Il problema della stabilità della fotocamera si presenta maggiormente nelle occasioni in cui il tempo di esposizione non è molto lungo (mezzo o un secondo): le vibrazioni prodotte dal sollevamento dello specchio o dal passaggio di un veicolo in zona, si distribuiscono lungo tutto il periodo in cui l'otturatore resta aperto, creando fotografie afflitte da micromosso.
In quei casi si può sempre chiudere il diaframma su valori molto piccoli (f/16 o f/22) per ottenere tempi molto lunghi che rendono ininfluenti eventuali vibrazioni.

Scegliedo aperture di diaframma di questo tipo, oltre ad assicurare tempi di esposizione di decine di secondi già a partire dall'imbrunire, con una pellicola o un valore ISO a 100, ci permette anche di estendere la profondità di campo in modo molto più ampia, così da poter creare delle immagini dalla grande sensazione di profondità, in cui sia il primo piano che lo sfondo risultano perfettamente a fuoco.

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