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Diario da Kloghes, la Partenza

Oggi si deciderà  il mio futuro, su questo pianeta: scrivo queste poche righe prima di uscire di casa, per recarmi al palazzo della Kloghesian Special Deliveries, dove sono atteso per svolgere la prima delle tre prove, quella a tempo.

Spero che la prossima volta che scriverò, saranno buone notizie. A presto…

Nuove storie all’orizzonte

Dopo avere finalmente terminato la prima stesura del mio racconto sui draghi, ho deciso di riprendere le puntate del diario dal pianeta Kloghes e di riprendere un mio vecchio racconto di fantascienza.

Si tratta di un progetto ancora più ambizioso del precedente, che potrebbe diventare un vero romanzo; ho intenzione di realizzare qualcosa di importante, che possa farmi conoscere come scrittore di fantascienza. La voglia di scrivere mi è ritornata dopo avere stampato il racconto sui draghi; averlo davanti in carta e inchiostro mi ha fatto rinnovare la speranza di riuscire, avevo davanti a me il frutto tangibile dei miei sforzi e della mia dedizione.
Non è da sottovalutare questo aspetto psicologico, in quanto il cervello ha bisogno di vedere cose tangibili per ricevere stimoli intensi.

Vedremo cosa riuscirò a realizzare….

Diario da Kloghes Presentazioni

Sono entrato nel palazzo, e devo dire che la prima impressione è stata assai positiva. La segretaria alla reception era molto gentile e disponibile e mi ha fornito in pochi secondi le indicazioni per raggiungere l’ufficio del personale; al mio arrivo erano già stati informati della mia presenza. Il direttore del personale è Simon Kevance, un sapiens nato qui sul pianeta Kloghes.

- Lei deve essere Mr Trust; mi avevano avvertita del suo arrivo. Cosa posso fare per lei?
Gli ho raccontato del mio recente arrivo sul pianeta Kloghes e della mia intenzione di lavorare per la Kloghesian Special Deliveries; mi è bastato poi inserire il mio ID perché sullo chermo del signor Kevance apparissero tutte le referenze e le informazioni relative alle mie esperienze formative e lavorative. Devo dire che ormai la rete galattica ha raggiunto una velocità di trasmissione dei dati impressionante; ricordo quando non era ancora possibile effettuare videochiamate neppure tra pianeti dello stesso sistema solare, mentre oggi le informazioni viaggiano più veloci delle astronavi di linea militari.
- Vedo che ha viaggiato molto, specialmente durante la guerra nel sistema Phorini e poi nel sistema Lukpree. Deve essere stata dura per lei, immagino, viaggiare tanto da un pianeta all’altro….
- E’ una cosa normale, per quelli che svolgono il mio lavoro. E poi, da soldati si è sottoposti agli ordini superiori, per cui si finisce per abituarcisi.
- Comprendo perfettamente. Ad ogni modo, questa sua “mobilità” le ha permesso di accumulare esperienze molto varie, cosa che la avvantaggia nella selezione. In più, vedo che sa usare molti tipi di armi, anche sofisticate, e ha 1780 ore di servizio su mezzi pesanti, e più di trenta missioni su esoscheletro: sono sicuro che queste esperienze le saranno preziose, qui sul pianeta Kloghes.
- Quindi, secondo lei ho qualche chance di essere arruola…. cioè selezionato?
- Il suo passato da militare si riaffaccia eh? Comunque, le dico subito che per me potrebbe essere la persona giusta, ma comunque ci vorranno tre giorni per vagliare tutti i dati. In fondo sono pervenute decine di altre domande, e ci vorrà del tempo.

Alla fine del colloquio, durato un’altra mezz’ora, il signor Kevance mi ha dato da firmare un’autorizzazione per la KSD a trattenere i miei dati per una settimana. Quando sono finalmente uscito da quel palazzo, mi sono voltato per osservarlo bene; ho cercato di immaginare quale futuro mi potesse attendere, il tipo di gente multispecie che possa lavorarci.
Devo ammettere che dalla prima impressione avuta, sembrano molto in gamba, efficienti e attenti alle esigenze dei propri clienti.
“Beh, se verrò assunto, lo saprò di certo!”

Recensione di “Il Prezzo della Civiltà” di Charles Sheffield

Charles Sheffield è un autore di fantascienza, nato nel 1935 e deceduto nel 2002, che quasi dieci anni prima fu convocato, insieme ad altri tre autori di fantascienza, a provare a immaginare il futuro avanti di 50 anni, secondo quattro punti di vista differenti, dal cautamente pessimistico all’ottimistico.

Charles Sheffield, 1935 - 2002, autore di fantascienza

A lui fu affidato il compito di immaginare un futuro il più ottimista possibile, e scrisse il racconto “Il Prezzo della Civiltà”, nel quale veniva descritto un futuro molto positivo, nel quale erano assenti le guerre e le malattie erano praticamente tutte guaribili, la fame e la miseria erano solo ricordi del passato, come pure il crimine, anche se c’erano sempre degli omicidi, pur se molto rari.

Ma come disse uno dei personaggi del racconto, “ho detto che noi viviamo nell’utopia, non in paradiso. Nel paradiso, tutti sono felici, nell’utopia c’è sempre qualcuno che soffre.”

In effetti, il futuro prospettatoci da C. Sheffield, non è tutto rose e fiori, dato che anche in quel mondo apparentemente perfetto, si annidano sempre gli spettri delle debolezze e della presunzione umana. Infatti, in quel futuro 2042, esiste una legge che discrimina gli analfabeti e i meno dotati intellettualmente, chiamati ironicamente ELITE, e non permette loro di essere alla pari dei cosiddetti “normali”. In pratica, c’è una forma di razzismo latente, che spingerà un padre a “immunizzare” la propria figlia per impedire che resti incinta di un ragazzo di cui ella è innamorata, figlio di due ELITE e quindi condannato ad essere tale (una sorta di sistema di caste come quelle indiane, che vieta di fatto di sposarsi tra ELITE e non-ELITE). Un amico dell’uomo però fa iniettare dal padre della ragazza, a sua insaputa, un virus trasmesso sessualmente che ucciderà il ragazzo.

Un altro spettro che nasconde la cosiddetta civiltà progredita del 2042 è la creazione in laboratorio di nuovi esseri umani chiamati NEOTEEN, capaci con la loro intelligenza superiore, di creare nuovi prodotti avveneristici e a basso costo. Ma questi ragazzi, hanno un aspetto fisico che lo stesso uomo, padre della ragazza e marito della donna che ha ideato il progetto NEOTEEN, trova oltremodo ripugnante, mentre, sempre il suo amico è entusiasta di quel nuovo progresso nell’evoluzione umana, vedendola anche come opportunità di un buon investimento, che ovviamente gli frutterà dei guadagni.

Come abbiamo visto, anche in quel radioso futuro 2042 la smania di benessere e potere, e la discriminazione effettiva dei diversi, non si sono estinte dal cuore dell’uomo, sempre prigioniero della sua umanità.

Le chiavi di casa.

Ho raggiunto il palazzo in meno di un’ora, grazie all’efficienza dei mezzi pubblici offerti dalle compagnie locali. D’altronde, in una città importante come quella che ospita lo spazioporto, ci si aspetta che tutti i servizi siano al massimo dell’efficienza.

In pratica, lo spazioporto è il biglietto da visita di ogni pianeta, e deve fare buona impressione: la maggior parte della gente ci passa solo poche ore, come scalo verso le varie destinazioni, e non esce neppure dalla città. E ovviamente i governi locali cercano di lasciare un piacevole ricordo del pianeta, in modo che tutti possano parlarne bene: come diceva mio nonno, che aveva una videoteca per adulti”la soddisfazione del cliente è la migliore pubblicità”.

Il palazzo non è esattamente un hotel dei più lussuosi, ma almeno visto da fuori sembra decente. Il guaio è che, trovandosi in una zona quasi popolare, gli inquilini non sono il massimo dell’ospitalità e in genere sono persone un po’ fuori di testa. L’importante è che non mi diano grattacapi, e da parte mia non avranno nulla di cui preoccuparsi….

Il mio appartamento si trova al terzo piano, e le finestre si affacciano su una piazza ben illuminata, tanto che si può distinguere alla perfezione anche un escremento di cane, proprio al centro. Di fronte a me non abita nessuno, ma questo non mi dispiace; avrò almeno la tranquillità necessaria per dormire tranquillo e sbrigare i miei prossimi affari.

Ho disfatto rapidamente i bagagli - una borsa pressurizzata con alcuni generi alimentari, una valigia coi miei vestiti e uno zaino per la mia “attrezzatura”. Mi son subito messo a navigare col mio portatile alla ricerca delle offerte di lavoro, dopo essermi iscritto ad un servizio apposito. Prima di sera ho ricevuto almeno trenta messaggi, ma la maggior parte delle offerte era al di sotto delle mie aspettative; soprattutto non c’erano molte agenzie di sicurezza o di trasporto. Allora ho deciso di spegnere tutto e di andarmene a dormire: l’eccitamento per il mio arrivo si era quasi esaurito, e il mio corpo mi ricordava che anche io avevo bisogno di riprendermi.

Primo giorno su Kloghes

I racconti che ho ascoltato da chi è stato prima di me su questo pianeta non rendono affatto giustizia; neppure un abile telecronista riuscirebbe a descrivere il caos e l’aria carica di vita che pervade la città dello spazioporto principale.

Anche questa si trova all’interno di un complesso di caverne enormi, tanto che all’interno possono volare le vetture e i piccoli flyer monoposto. La caverna è illuminata da mille insegne olografiche e da potenti luci al neon, anche di giorno, dato che non esistono pozzi che comunicano con l’esterno. Gran parte della città è stata costruita partendo dalla caverna centrale, per poi espandersi nei mille cunicoli e grotte laterali che da essa dipartono. La zona dove dovrò andare io è una profonda grotta cieca con un pozzo largo pochi metri e profondo centoventi, che s’affaccia in un rialzo del terreno.

Subito ho raggiunto la fermata del mezzo pubblico che mi porta al mio palazzo, nel quale trascorrerò qualche mese, per poter mettere da parte una discreta somma e trasferirmi in qualche città più “movimentata”. Ancora non sono riuscito a trovare qualcosa che mi soddisfi; mi sa che dovrò accontentarmi, almeno per ora….

Atterraggio su Kloghes

Alla fine la navetta si è immersa nella grande dolina che ospita l’entrata dello spazioporto e quello che ho visto mi ha molto impressionato; non mi aspettavo di trovare delle strutture tanto avanzate, infatti quello che dal cielo sembrava un arido deserto, nasconde nel sottosuolo delle immense caverne, alcune delle quali pare che ospitino intere metropoli, pulsanti di vita.

La navetta ha attraccato ad uno dei raccordi per lo sbarco di passeggeri, e finalmente ho messo piede sul pianeta. L’aria all’uscita dall’attracco era carica di odori, che su un’astronave ad atmosfera controllata sono quasi assenti, mentre nuovamente il rumore invadeva le mie orecchie. Mi sono subito diretto verso il check-in, dove mi hanno consegnato una tessera di soggiorno temporaneo di una settimana, giusto il tempo per trovare lavoro, e poi dritto in un infopoint, dove consultare la rete in cerca di annunci di lavoro e di affitto di appartamenti.

Ci ho messo poco a smaltire la nausea e il senso di oppressione dovuti alla ritrovata gravità, appena più forte di quella di un pianeta come Grufu, dal quale provengo io. E’ tutto merito della eccitazione per il mio arrivo qui! Ho consultato per un’ora i siti immobiliari, e alla fine ho trovato una stanza in una palazzina semi-popolare, tanto per avere una base d’appoggio per i primi tempi.

E così eccomi a voi, abitanti di Kloghes; Lowee Trust è qui!

Diario da Kloghes

Sono arrivato finalmente su Kloghes! La navetta ha lasciato l’orbita con un po’ di ritardo, causato da una tempesta che ha quasi investito in pieno la regione dello spazioporto; fortunatamente non ci sono state conseguenze, infatti il fronte della tempesta è passato a cinque chilometri, sollevando solo un po’ di polvere desertica.

La discesa sulla superficie è stata tranquilla e io ho potuto ammirare lo straordinario paesaggio della Piana di Lo-Ta-Chey, una distesa desertica di almeno trecento chilometri di ampiezza e più di novecento di lunghezza, che si sviluppa in direzione da sud-est a nord-nord-ovest e taglia l’equatore. Lo spazioporto si trova nella zona più meridionale, sull’equatore (che come vi dirà qualsiasi astrofisico è il punto ideale dal quale inviare veicoli nello spazio, grazie alla maggiore forza centrifuga che si sviluppa a quelle latitudini e che permette quindi di risparmiare sul carburante utilizzato per la spinta al lancio).

Il tutto è durato non più di venti minuti e all’arrivo ero molto eccitato: un nuovo mondo si apre letteralmente ai miei piedi e ho deciso di sfruttare al meglio questa nuova occasione. Qui su Kloghes uno come me può trovare facilmente lavoro, grazie anche alla mia esperienza accumulata in questi anni, al fronte. Pare che i ribelli Flegeni causino non pochi problemi al governo locale, assaltando i convogli nel deserto, e ultimamente si stiano spingendo anche all’interno delle caverne. Pare proprio che avrò un sacco di lavoro, da queste parti!