I racconti che ho ascoltato da chi è stato prima di me su questo pianeta non rendono affatto giustizia; neppure un abile telecronista riuscirebbe a descrivere il caos e l’aria carica di vita che pervade la città dello spazioporto principale.
Anche questa si trova all’interno di un complesso di caverne enormi, tanto che all’interno possono volare le vetture e i piccoli flyer monoposto. La caverna è illuminata da mille insegne olografiche e da potenti luci al neon, anche di giorno, dato che non esistono pozzi che comunicano con l’esterno. Gran parte della città è stata costruita partendo dalla caverna centrale, per poi espandersi nei mille cunicoli e grotte laterali che da essa dipartono. La zona dove dovrò andare io è una profonda grotta cieca con un pozzo largo pochi metri e profondo centoventi, che s’affaccia in un rialzo del terreno.
Subito ho raggiunto la fermata del mezzo pubblico che mi porta al mio palazzo, nel quale trascorrerò qualche mese, per poter mettere da parte una discreta somma e trasferirmi in qualche città più “movimentata”. Ancora non sono riuscito a trovare qualcosa che mi soddisfi; mi sa che dovrò accontentarmi, almeno per ora….
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Alla fine la navetta si è immersa nella grande dolina che ospita l’entrata dello spazioporto e quello che ho visto mi ha molto impressionato; non mi aspettavo di trovare delle strutture tanto avanzate, infatti quello che dal cielo sembrava un arido deserto, nasconde nel sottosuolo delle immense caverne, alcune delle quali pare che ospitino intere metropoli, pulsanti di vita.
La navetta ha attraccato ad uno dei raccordi per lo sbarco di passeggeri, e finalmente ho messo piede sul pianeta. L’aria all’uscita dall’attracco era carica di odori, che su un’astronave ad atmosfera controllata sono quasi assenti, mentre nuovamente il rumore invadeva le mie orecchie. Mi sono subito diretto verso il check-in, dove mi hanno consegnato una tessera di soggiorno temporaneo di una settimana, giusto il tempo per trovare lavoro, e poi dritto in un infopoint, dove consultare la rete in cerca di annunci di lavoro e di affitto di appartamenti.
Ci ho messo poco a smaltire la nausea e il senso di oppressione dovuti alla ritrovata gravità, appena più forte di quella di un pianeta come Grufu, dal quale provengo io. E’ tutto merito della eccitazione per il mio arrivo qui! Ho consultato per un’ora i siti immobiliari, e alla fine ho trovato una stanza in una palazzina semi-popolare, tanto per avere una base d’appoggio per i primi tempi.
E così eccomi a voi, abitanti di Kloghes; Lowee Trust è qui!
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Sono arrivato finalmente su Kloghes! La navetta ha lasciato l’orbita con un po’ di ritardo, causato da una tempesta che ha quasi investito in pieno la regione dello spazioporto; fortunatamente non ci sono state conseguenze, infatti il fronte della tempesta è passato a cinque chilometri, sollevando solo un po’ di polvere desertica.
La discesa sulla superficie è stata tranquilla e io ho potuto ammirare lo straordinario paesaggio della Piana di Lo-Ta-Chey, una distesa desertica di almeno trecento chilometri di ampiezza e più di novecento di lunghezza, che si sviluppa in direzione da sud-est a nord-nord-ovest e taglia l’equatore. Lo spazioporto si trova nella zona più meridionale, sull’equatore (che come vi dirà qualsiasi astrofisico è il punto ideale dal quale inviare veicoli nello spazio, grazie alla maggiore forza centrifuga che si sviluppa a quelle latitudini e che permette quindi di risparmiare sul carburante utilizzato per la spinta al lancio).
Il tutto è durato non più di venti minuti e all’arrivo ero molto eccitato: un nuovo mondo si apre letteralmente ai miei piedi e ho deciso di sfruttare al meglio questa nuova occasione. Qui su Kloghes uno come me può trovare facilmente lavoro, grazie anche alla mia esperienza accumulata in questi anni, al fronte. Pare che i ribelli Flegeni causino non pochi problemi al governo locale, assaltando i convogli nel deserto, e ultimamente si stiano spingendo anche all’interno delle caverne. Pare proprio che avrò un sacco di lavoro, da queste parti!
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